LA STORIA DI SOFIA

Quando un tumore diventa un’opportunità per ricominciare.

Pronunciare la parola “cancro” è ancora oggi un tabù spesso sinonimo di morte. Sono sempre di più invece le persone che sopravvivono grazie ai progressi della medicina sia in campo chirurgico che in ambito diagnostico e farmacologico. Ad ammalarsi di tumore al seno (la neoplasia più frequente nel sesso femminile), a detta delle statistiche, è una donna su otto. Ma a fronte di un aumento dell’incidenza di questa patologia aumentano anche le possibilità di guarigione con percentuali che sfiorano il 98% dei casi. Riveder le stelle si può, come racconta di sè, in un libro autobiografico, la Prof.ssa Sofia Medè Repaci, operata quattro anni fa di tumore al seno presso l’Istituto Clinico Humanitas il cui Cancer Center è un polo all’avanguardia mondiale nella cura dei tumori, grazie all’impegno profuso nella ricerca scientifica, all’innovazione delle cure e ad un approccio adeguato con il paziente. La sua storia è affidata ad un libro intenso e sincero, che non risparmia la sofferenza vissuta, ma che si conclude come la vita, che “non conclude”, aprendosi a infinite possibilità di rinascita.

Negli Usa si è considerati survivors al cancro dopo tre anni dall’operazione, in Italia dopo cinque. Cosa può dirci al riguardo?

“Certamente più passa il tempo, più ci si sente al sicuro, ma il problema di chi sopravvive al cancro è proprio nel tempo, nel dover gestire per un lungo periodo l’ansia legata al pensiero che la malattia si ripresenti. Sentirsi guariti è una conditio sine qua non, per esserlo veramente, per non vivere da sopravvissuto, indipendentemente dagli anni trascorsi dall’operazione. E’ scientificamente dimostrato infatti che la positività genera benessere non solo psichico ma anche fisico, predisponendo ad una maggiore resistenza alla comparsa di forma tumorali.“

Allora quando ci si sente veramente guariti?

“A cento anni compiuti mia nonna mi telefonava e mi diceva: “Sofi, mi sveglio con la sensazione di avere vent’anni e mi sento terribilmente felice”. Ora capisco cosa voleva dire; quando, nonostante il cancro e i medicinali che ti accompagneranno per anni, a 47 anni hai più energie intellettuali e fisiche che a venti, allora puoi pensare davvero di essere sulla buona strada; smetti di essere un sopravvissuto e diventi il protagonista della tua vita. Talvolta, per assurdo, la malattia può essere un’opportunità da cogliere per vivere meglio di prima, con più consapevolezza ed intensità. Per questo mi piacerebbe che ogni donna scampata al tumore al seno piantasse un fiore rosa ad ottobre, (il mese della prevenzione) che poi rifiorisse ogni primavera. Il giardino rosa della prevenzione si vedrebbe dalla luna, come l’ottava meraviglia del mondo e sarebbe un’inno alla vita, il giorno della memoria di tutte le donne vive grazie alla medicina.“

Qual è la relazione tra la malattia e il suo libro? Che ruolo ha giocato la creatività nel suo percorso di cura?

La mia vera guarigione è iniziata con la scrittura, che mi ha condotta a guardare dentro l’anima, a dare un nome ai sentimenti e alle cose e poi  a condividerli. La scrittura è terapeutica oltre che catartica ed è questo che l’editore ha colto nel mio libro, un messaggio che avrebbe potuto essere utile anche ad altre donne. C’è voluto coraggio, sicuramente, a svelare la propria fragilità, ma scrivere il libro è servito soprattutto a scoprire il mio pensiero divergente, creativo, che prima era chiuso inespresso dentro di me, e che la malattia in qualche modo ha liberato, insieme ad altri vincoli, che ciascuno di noi pone a se stesso e che ci impediscono di vivere la vita dando forma alla nostra creatività e all’espressione più profonda di noi; la creatività, che nasce dalla libertà di pensiero, ha messo in evidenza quello spirito libero, che è poi ciò che ci fa volare e sentire eternamente giovani. LA CREAZIONE E’ AVVENTURA, E’ GIOVINEZZA E LIBERTA’ diceva la grande scrittrice francese Simone de Beauvoir…. aggiungerei  ETERNITA’, perché nel momento in cui si crea, dalle cose più semplici a quelle più complesse, il tempo si dilata e diventa in quell’attimo, infinito per chi lo vive, immortale. La creatività, che ho sempre alimentato con lo studio, la musica, i viaggi e infine con la scrittura, sta accompagnando la mia rinascita; ecco perché L’Isola della rinascita, un evento in programma il 16 settembre 2017 all’isola dei Cipressi nel lago di Pusiano, in cui tante forme dell’espressione artistica (dalla musica alla moda attraverso la recitazione di un libro) convergono a rappresentare cos’è un nuovo inizio per una persona che esce dal buio dell’anima generato da una malattia grave, perché l’organizzazione di eventi coinvolge vari aspetti della creatività stessa, non ultimo il suo essere razionale. Questa iniziativa segue il successo della presentazione del libro a Cascina Vione a Basiglio, al MAMU a Milano, quindi di molte altre manifestazioni legate alla prevenzione, nonché di interviste radio e televisive, che pur avendomi costretta a ripercorrere momenti molto dolorosi, li hanno allontanati da me, come personaggi dotati di vita a sé stante. E’ per questo che in particolar modo alle donne che si ammalano, ma non solo ad esse, consiglio  di coltivare un proprio angolo creativo, che diventi per loro quello che è per me l’isola della rinascita, metafora di un approdo in cui trovar rifugio e ritornare farfalla.“

Se il libro le ha permesso di guardarsi dentro e di pensarsi guarita, quando si è sentita guarita anche fisicamente?

Le due cose, come ho detto, sono legate: si tratta di un processo graduale, il corpo ha bisogno di tempo per riprendersi da terapie come la chemio o la radio, che non uccidono solo le cellule tumorali: cadono i capelli, peggio ancora ciglia e sopracciglia. Poi ci sono le cure ormonali e la menopausa indotta, i problemi legati alla ricostruzione del seno… Per un lungo periodo bisogna fare i conti con una immagine di sé difficile da gestire, che va ricostruita lentamente; sentirsi dire “ti vedo bene”, ti rassicura sul tuo stato di salute. Ecco che allora ti prendi più cura di te stessa, pensi al look, al vestito da mettere. Per me è stata una scoperta indossare un bell’abito: prima dell’“anno zero” (quello in cui sono stata operata) non conoscevo l’uso della spazzola, né di indumenti che non fossero jeans, che usavo finché non si bucavano. Da quando invece ho incominciato ad indossare Sabrina Frigoli, mi si è aperta una frontiera, quella della femminilità e della leggerezza. Entrare nel negozio di Sabrina è stato come fare un viaggio in un paese straniero, affascinante e seducente, alla scoperta di un mondo dai colori sgargianti e raffinati, dalle fragranze inebrianti, esuberante di monili preziosi. Come non sentirsi di nuovo farfalla con ali più belle e colorate di quando ancora non sapevi volare?

Che peso ha avuto lo sport in questa rinascita?

L’attività fisica, accompagnata da un’alimentazione corretta, sono due ingredienti fondamentali per ristabilirsi, perché il sistema mente-corpo rincominci a funzionare. Da quando mi sono iscritta allo Sporting Milano 3 (di Basiglio n.d.r.), il club vicino a casa recentemente ristrutturato, sono stata coccolata dal suo clima vacanziero e dalle sue attività sportive e ricreative (dal tennis alla Spa, alle serate con gli amici) che rendono il tempo piacevole e la giornata più lieve.

E la musica di cui parla nel libro e che sarà protagonista dell’evento, che parte ha avuto nel cammino che l’ha condotta alla guarigione?

La musica è una passione che coltivo da quando ero bambina: ho incominciato a studiare il piano, quando avevo 7 anni; mi esercitavo suonando insieme al vinile con i Notturni di Chopin, eseguiti da Rubinstein: note rubate! Da allora la musica, di tutti i generi e le epoche, ha accompagnato ogni momento della mia vita, felice e non. Mentre ancora ero crisalide, appena finite le cure, ho iniziato a frequentare la scuola di musica del compositore e direttore d’orchestra, A. Musumeci, di cui i miei figli sono stati allievi: tra concerti, spettacoli e serate musicali si è riaccesa la scintilla della voglia di vivere insieme alla musica ritrovata come una vecchia compagna di giochi. Anche la musica è terapeutica, come la scrittura…Per questo all’Isola della rinascita il Maestro Musumeci, comporrà delle note sulle tonalità del libro, per condurci, attraverso le sue melodie, dal buio dell’anima alla luce delle stelle.

 

La ricetta non c’è, ovviamente, ma uno stile di vita sano, fatto di sport ed alimentazione corretta e supportato da equilibrio e serenità dell’animo possono essere considerati gli ingredienti fondamentali per la salute femminile e non solo.

 

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