ARCIPELAGO DI SIBU, IN MALESIA TRA CERVI E ORCHIDEE

Un paradiso a poche ore dalle grandi città

L’ arcipelago di Sibu è una manciata di isole in cui la vita galleggia dentro un tempo immobile e tropicale, senza elettricità né tv.  Si trova sulle coste sud-orientali della Malesia: un ex covo di pirati, ora parco marino, che si raggiunge in tre ore da Singapore e offre ai rari visitatori l’incanto di una giungla e di un mare di smeraldo. Una manciata sono anche i resort da dove si attende l’alba tra i cerbiatti, il profumo dei fiori e i canti delle sirene.

Quasi un ventennio  fa l’ arcipelago di Sibu è stato dichiarato parco marino con lo scopo è di proteggere l’ecosistema subacqueo che va deteriorandosi. In teoria oggi qui non si potrebbe pescare a meno di due miglia dalla costa né sbarcare sulle spiagge protette. E non si potrebbe costruire nemmeno una capanna senza permesso statale. Ma i controlli sono difficili e l’economia è fragile. E per fortuna i turisti per ora non sono così numerosi da produrre danni seri o da sovvertire l’equilibrio ecologico.

La pesca, le piantagioni di canna da zucchero, un po’ di turismo e le grandi distese di alberi da cocco sono la sola ricchezza dell’ arcipelago di Sibu. Con il legno di palma si costruiscono case e pontili, dalle noci di cocco si ricava la copra e l’olio, mentre con le foglie si fanno i tetti delle case i cesti e le scope. Ananas, tamarindo e le spezie vengono invece trasportati, insieme al pesce, ai mercati di Mersing o Johor Bahru per racimolare un po’ di denaro.

Un tuffo nel tempo

Pulau Tinggi è l’isola madre dell’ arcipelago di Sibu, ha una forma triangolare schiacciata ai lati da un vulcano dalla cima piatta, spento e boscoso. Kampong Tanjon Balang è il suo unico centro abitato, dove ci sono solo polverose strade sterrate, cani e polli sulla spiaggia, barche e reti che dondolano e un pontile scricchiolante. Le donne lavorano la pasta di cocco all’ombra dei porticati di legno di palma, tra sventolanti panni stesi e qualche bimbo che gioca tra le case. Gli uomini sono assenti: di giorno se ne stanno fuori a pesca o a vendere e scambiare merce nei mercati della costa. Tornano solo a pomeriggio inoltrato, per giocare con i figli e per pregare. Dietro le spiagge c’è una fascia di coltivazioni di canna da zucchero, caffè, tamarindo e cocco mentre le pendici del vulcano sono ricoperte di giungla tropicale piena di cascatelle e sorgenti.

Sempre all’ arcipelago di Sibu appartiene Pulau Sibu Tengah, due ore di barca più ad ovest, dove ci sono un paio di resort più isolati, fatti di piccoli chalet di legno con veranda o costruiti sulla collina in mezzo agli alberi di frangipane. Uno dei più belli sorge sul versante sud di quest’isola formata da una piccola montagna boscosa circondata da barriera corallina, scogliere basse, spiagge orlate di palme e mare turchese. Ci sono persino alcuni cervi che pascolano tra la foresta ricca di orchidee e il bagnasciuga: scendono al pomeriggio fino al mare marciando in colonna dentro l’acqua bassa. E magari te li perdi perchè sei con la maschera, boccaglio e pinne colorate alla ricerca di razze, mante, tartarughe e pesci angelo. Non c’è bisogno di essere sub esperti per godersi la ricchezza del reef. In tre metri d’acqua si possono osservare colonie di pesci di barriera e giardini corallini straordinari.

Nulla da fare, tutto da godere

All’ arcipelago di Sibu non c’è molto da fare: qualcuno esce in barca a vela, altri in windsurf, mare permettendo. Altri passeggiano tra le orchidee o si godono il sole e l’acqua trasparente. In passato in queste acque incrociavano numerosi pirati che assaltavano le imbarcazioni commerciali sulla via per le Indie. Le isole, ricche di anfratti, baie e anse nascoste, erano rifugi e covi imprendibili. Ma oggi, da queste parti, fortunatamente, ci sono solo pescatori e turisti che vengono qui da Singapore a rilassarsi per il weekend. Sono pochi però quelli che escono dal resort. Scelgono il relax sulla spiaggia di Tengah o al massimo si fanno portare alla lingua di sabbia di Pulau Kukus a tre minuti di barca dal villaggio. Pochissimi si avventurano sulle isole vicine, ed è un peccato perché Hujung Simbang, Pulau Mentiggi, Belima e Besar sono altrettanto incantevoli e disabitate.

Ma questo è tutto ciò che si può fare qui. E allora ci lasciamo tentare da guide a ore che ti promettono paradisi a pochi minuti di barca. E ciò che promettono è vero: approdiamo nell’acqua bassa e trasparente di una laguna, dove si intravedono razze maculate che guizzano nella sabbia. Alberi del pane e mangrovie arrivano fino sulla battigia. Scogliere affilate, grotte, faraglioni e chiglie rocciose proteggono dalle onde il versante sottovento dell’isola, lasciando l’acqua azzurra della baia placida e invitante. E’ una spiaggia quieta e irreale. Il luogo ideale per una fuga da quel che resta del mondo.

 

 

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