BOTSWANA: L’OKAWANGO, QUESTIONE DI PROSPETTIVA

Non basta osservare l’Okawango scorrere. Non è sufficiente rimanere in silenzio ad ammirare gli animali che lo orlano assetati. Bisogna variare il punto di vista per rendersi conto di quanto le cose cambiano cambiando prospettiva.

Non so da dove è nata questa mania di voler vedere le cose dall’alto. Forse è stato il film “Il paziente inglese” o forse “La mia Africa“. Ma appena vedo un Cessna o qualsiasi altra cosa con le ali (a volte anche poco promettenti o ricoperte di nastro adesivo…) non resisto: devo sorvolare la zona per andare oltre l’orizzonte ottico visibile da terra.

E così anche sul delta dell’Okawango, paradiso umido e fonte di vita per moltissimi animali al limitare del deserto del Kalahari, dopo alcuni giorni di giri meravigliosi a caccia di fotografie e di ricordi africani, tra le anse paludose, non ho resistito dal fare un breve giro su un piccolo aereo turistico. In cielo ce ne sono molti e svolazzano come zanzare navigando a vista. Ma quando sali e ti guardi intorno…non ne vedi l’inizio e ti’immagini la fine. E tu sei al centro: spettatore privilegiato di un miracolo della natura.

Per quanto da terra l’Okawango sia così straordinario, dall’alto è da togliere il fiato: acquitrini, canali e intricati sistemi fluviali invadono terre secche, trasformando il deserto in un paradiso verde e azzurro, regno di ippopotami, gazzelle d’acqua, elefanti e uccelli. Distese di gigli si alternano a foreste di papiri, fazzoletti di terra argillosa diventano isole e approdi in un mare d’erba. Lagune, stagni e piane alluvionali si distendono per chilometri e chilometri nel cuore assetato del Botswana.

Con le jeep o con le barche (i mokoro) si procede per praterie di basilico selvatico ammirando elefanti  che giocano con l’acqua, piccole gazzelle indiavolate, impala e ippopotami in amore, ma l’orizzonte rimane limitato al muro verde della vegetazione e non si capisce perché.

Solo dall’alto, dall’aereo, salendo almeno a tremila metri di quota, s’intravede il grande disegno geoidrico che si disperde da nord a sud. E’ un incanto di sfumature verdi, marroni e azzurre, un eden liquido in continuo movimento che non si riesce più ad abbandonare.

L’Africa è emozionante e modificando la prospettiva gli spazi diventano immensi e con loro la bellezza e la maestosità, che per modestia si mostra con pudore da terra. Bisogna elevarsi per sentire dentro di se tutta la potenza della natura. E basta un cessna sgarruppato.

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6 pensieri riguardo “BOTSWANA: L’OKAWANGO, QUESTIONE DI PROSPETTIVA

  1. Sai quante volte ho visto documentari sulla migrazione degli animali in questa zona! Sarebbe il mio sogno andare 🙂 Ho in programma un viaggio in Namibia ma in 2 settimane in potremo vedere anche questa zona. Magari il prossimo viaggio Namibia-Botswana se ci viene il mal d’Africa 🙂

    1. Noi ci si nutre di documentari e si fa zapping tra Animal Planet e National Geographic… Anche la Namibia è molto bella e ti consiglio di girartela tutta in due settimane. Ci sono moltissimi posti diversi da vedere! Il Botswana uniscilo a una capatina in Zimbabwe, per le cascate Victoria che valgono davvero.

  2. Emozionante! La mia “nostalgia dell’altrove” si è riacutizzata. E proprio ieri ho ripreso in mano il libro “La mia Africa” di Karen Blixen pensando che mi piacerebbe rileggerlo 🙂

    1. Ho una libreria piena di libri dedicati all’Africa, che parlano d’Africa, ambientati in Africa, scritti da africani… tutti riletti almeno due volte. “la mia Africa” però…

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