NAMIBIA: IL BRIVIDO CALDO DELLA SKELETON COAST

Volevo vedere proprio la Skeleton Coast, volevo conoscerla da vicino, sentirne il caldo respiro, quello descritto dai libri, visto nei film. Volevo provarne l’inquietudine tipica dei luoghi maledetti, sentire il brivido caldo della desolazione. E una volta arrivata in Namibia, mi sono resa conto che è uno di quei luoghi da amare o da odiare a secondo dello stato d’animo.

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Ho scelto un campo tendato vicino alla Skeleton Coast, per potermi muovere meglio, anche se basta solo appollaiarsi sulla cima di una duna, per coglierne la grandiosa immensità e la desolata immobilità.

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Da oltre vent’anni la Wilderness Safaris, società sudafricana specializzata in turismo ecologico in Africa australe, ha ottenuto il permesso dal governo della Namibia  di aprire un loge nel Parco nazionale della Skeleton Coast.

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Lo Skeleton Coast Safari Camp si trova a pochi chilometri dall’Oceano Atlantico, immerso tra distese di dune, vicino ad alcuni villaggi himba, e circondato dai letti dei fiumi frequentati dagli elefanti del deserto, pachidermi che si sono adattati nel corso dei secoli alle particolari condizioni climatiche della regione e oggi sono capaci di ricoprire distanze enormi per trovare l’acqua.

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In realtà è pura apparenza, visto che questa terrà è ricca di vita, di storia e di storie, molte delle quali drammatiche. Come quella del rimorchiatore Sir Charles Eliott, partito da Walvis Bay, piccolo porto della Namibia, per soccorrere la Dunedin Star, nave carica di armi destinate agli alleati, incagliatasi il 29 novembre 1942,  a nord della Skeleton Coast. Ma dopo aver lottato a lungo contro le onde, anche il rimorchiatore naufragò lungo la Memorial Beach.

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A questo punto arrivò un aereo per portare aiuti, ma cadde sulla spiaggia e quindi arrivò un convoglio di camion da Windhoek per trarre in salvo i sopravvissuti a tre incidenti consecutivi. Ma questo è solo uno dei tanti naufragi da cui prende il nome questa costa atlantica, una fama che pare assolutamente meritata.

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Gli scheletri infatti sono quelli di decine di navi che dai tempi dei grandi esploratori-navigatori come Diaz fino ai giorni nostri continuano ad arenarsi lungo il profilo infido di quest’Africa Australe. Un lembo di continente che sembra non voler finire tuffandosi nell’oceano, in una superba visione di sabbia, nebbie, miraggi e mareggiate. Proprio da qui, da un singolare scontro climatico, si forma lo strano fenomeno delle nebbie marine: da un lato le impetuose correnti gelide provenienti dall’Antartide e dall’altro l’aria infuocata del deserto del Namib. Sul filo della costa namibiana si alza quindi questo velo di costante umida foschia.

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Mentre si corre sulla spiaggia bordo delle jeep, la nebbia si solleva d’improvviso e svela la distesa marina scura e inquietante. Inquietante come la sagoma delle tombe che si incontrano lungo il percorso: sono quelle di Mattias Koraser e Angus Campbell Maclntyre, due marinai naufragati con il Charles Elliott.

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4 Comments

Vorrei visitare la Namibia il prossimo anno. Quale periodo mi consigli per vedere tanti animali?

Gli animali ci sono sempre, soprattutto nei parchi, sia statali che privati. Io sono andata sia in agosto che in febbraio e li ho sempre visti. Forse ne vedi di più d’estate per un fattore climatico: è più caldo e gli animali si spostano di più per bere e le pozze sono talmente poche che non è possibile non vederne. Differente è il discorso del clima, con le stagioni ribaltate rispetto all’Italia. Anche qui l’estate forse è migliore per l’assenza di zanzare o altri insetti. Però la Namibia è talmente strana: noterai immediatamente le differenze di temperatura anche a brevi distanze. Bisogna sempre portare tutto: dalla canottiera al pile.

Articolo interessante…

Grazie!

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