NORVEGIA: IN CROCIERA ALLE SVALBARD

Si naviga solo in estate

Una crociera alle Svalbard si può fare solo per poche settimane all’anno, quando diventano navigabili le acque attorno a queste isole coperte da ghiacci per il 60 per cento. Sono minicrociere, della durata di una settimana, dieci giorni al massimo, sono costosissime e percorrono soprattutto lungo la costa occidentale e all’interno dei fiordi.

Alcune imbarcazioni, dotate di una carena rinforzata in grado di spezzare la superficie ghiacciata, possono spingersi, tempo permettendo, molto più a nordest, nelle regioni più estreme. Si sfiora e, a volte, si attraversa il pack anche per lunghi tratti. Una meravigliosa avventura che richiede il sacrificio di sistemazioni piuttosto spartane. Ma lo spettacolo della natura e la presenza a bordo di guide e naturalisti, compensa i disagi.

Cascate di ghiaccio

La crociera alle Svalbard è meravigliosa. Si naviga nel bianco, in una natura forte e immobile che quasi spaventa. Navigando lungo la costa si sono impressionanti i pesanti lastroni che si staccano dai ghiacciai e scivolano in mare con grossi tonfi, sollevando colonne di acqua e di schiuma. Incantano le cime dai profili aguzzi che si specchiano nell’acqua dei fiordi e i frammenti galleggianti di iceberg dal colore blu.

Rarissimi attracchi

Solo raramente c’è un porticciolo dove attraccare. Come Barentsburg, a sud, un tempo insediamento di minatori russi, fiore all’occhiello dell’Unione Sovietica, con tanto di serra, cinema, auditorium, asilo nido e scuole, piscina olimpionica e attrezzi original rètro della palestra. Oppure come a Ny Alesund a nord, affacciato sul suggestivo Kongsfjorden, la baia del Re, dominato da tre piramidi quasi regolari chiamate Tre Corone.

Ny Alesund è stata una stazione baleniera ed un ex insediamento minerario, base di partenza delle più grandi spedizioni polari: è il maggiore centro internazionale di ricerche scientifiche delle Svalbard. C’è un albergo dove ogni tanto si fermano gruppi di escursionisti in motoslitta, un ufficio postale da primato (ovviamente, il più a nord del mondo) e uno spaccio che vende generi di prima necessità e coperte con disegni di orsi polari.

Debitamente arrugginito, il vecchio treno a vapore fa ancora mostra di se sui pochi metri di binario, mentre, a pochi passi, si innalza il pilone di acciaio costruito dagli operai della Breda. Proprio quello che nel 1928 servì da attracco al dirigibile Italia, comando del capitano Umberto Nobile, lo stesso che un paio di anni prima, con Amundsen, aveva compiuto la prima transvolata polare.

E cominciano gli animali

Più a nord, lungo il Magdalenefjiord, gli ultimi resti delle capanne dei cacciatori di pellicce e dei bivacchi dei balenieri, rocce dove nidificano numerose e affollate colonie di uccelli migratori. A motore spento, su tutto domina un silenzio irreale, ed è allora che, prima ancora di avvistarle, si distingue nitido il soffio delle balenottere.

Con luce per 24 ore, è comprensibile che la notte non si dorma, richiamati da continui spettacoli, tanto che puù capitare che qualche turista stremato da sonno appenda fuori dalla cabina un cartello con scritto “svegliatemi solo se c’è un orso polare”.

Rituale d’obbligo al passaggio dell’80° parallelo: mentre le sirene suonano, si brida tutti inseme sul ponte. A qualsiasi ora e con qualsiasi tempo, anche quando una pioggia gelida e insistente si ostina ad annacquare lo spumante.

Le ore a bordo scorrono veloci. Una o due volte al giorno si scende a terra a bordo di grandi e robusti zodiac, che permettono di raggiungere facilmente anche le baie più piccole. Talvolta si gira semplicemente per mare e ogni sbarco è un’esperienza nuova: i teneri fiori che punteggiano la tundra, il fronte ghiacciato da cui si staccano enormi blocchi, gli imponenti scogli a picco sul mare, affollati da immense colonie di puffin, la foca tranquillamente sdraiata, i resti di un accampamento dei primi esploratori nordici. Se le condizioni atmosferiche sono clementi, ci si spinge oltre, fino all’isolotto di Moffen, dove è vietatissimo attraccare a meno di 300 metri dalla riva da maggio a settempre, quando vi si installa una colonia di trichechi. In pochi minuti, zannute sentinelle si avvicinano a osservare gli intrusi. Circospezioni comprensibile, visto che sono stati decimati per secoli, fin quasi all’estinzione.

E allora ci si ricorda che questa terra artica è un ambiente fragilissimo, dagli equilibri delicati, e va trattata con il massimo rispetto. L’uomo qui è solo un ospite temporaneo.

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