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Perché andare alle Isole Marchesi – dall’altra parte del mondo

Poche isole verdi 

Poco prima del nulla 

Le Isole Marchesi sono un pugno di isole cullate dall’onda lunga del Pacifico, sono l’ultima frontiera abitata prima dell’immensità dell’oceano, sono un arcipelago remoto fatto di valli e di foreste, sono il sogno di un mondo distante dalla civiltà. Sono le isole più lontane della Polinesia Francese, senza laguna né barriera corallina. E allora perché andare alle Isole Marchesi, lasciandosi alle spalle Bora Bora, Moorea e Huahine, paradisi di palme e sabbie bianche, per trovarsi tra il verde di foreste infinite? 

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 Island hopping

Le isole delle Marchesi

Le isole Marchesi vanno girate, viste e scoperte. Per farlo nel migliore dei modi puoi imbarcarti sull’Aranui, un cargo che ogni mese salpa dal molo di Motu Uta, a Papeete e, percorrendo un itinerario di 16 giorni, fa tappa nelle sei isole abitate delle Marchesi, trasportando merci e visitatori. Il modo più pratico e veloce per spostarsi da un’isola all’altra è sicuramente l’aereo. Air Tahiti offre servizi di voli island hopper fra moltissime isole della Polinesia francese. In diversi giorni alla settimana ci sono voli da Tahiti alle Marchesi e i voli per le isole principali sono giornaliere. Per spostarsi in isole vicine si possono utilizzare battelli o barche private.

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Le isole principali

Nuku Hiva

Nuku Hiva è l’isola più grande delle Marchesi. Qualche giorno di sosta in questo luogo ti può già dare molte risposte sul perché andare alle isole Marchesi. Taiohae, il principale centro abitato, è un villaggio con un lungomare srotolato in una baia, chiusa ai lati da due isolotti. Per girare l’isola si percorre l’unica strada sterrata che attraversa l’isola da nord a sud. E’ un primo assaggio del panorama delle isole Marchesi. La costa precipita a picco con pareti aspre che proteggono all’interno, tappezzate di bassi e fitti cespugli e versanti ricoperti da conifere e da alte felci.

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In giro per Nuku Hiva

Montagne rosse

I fuoristrada arrancano sulla terra rossa per arrivare in alto per poi scendere su un altopiano, una distesa di pascoli che per un attimo fa pensare di non essere in mezzo al Pacifico ma in Svizzera. A Nuku Hiva, più che il pesce, si gustano la carne, il latte, i formaggi e piccoli limoni dalla buccia verde. Taipivai, un villaggio sul fondo di una valle fluviale nell’antico territorio delle tribù Taipi, è una delle tappe organizzate dai tour operator locali per ricordare lo scrittore marinaio Melville. I marchesiani stanno cercando di recuperare usi e costumi del passato, spazzati via dall’arrivo dei missionari cattolici e protestanti. E fanno vedere ai turisti come lavorano la tapa, il tessuto ricavato dalla scorza dell’albero del pane, del banian o del gelso da carta, come preparano il monoi, l’olio usato per ammorbidire la pelle, rendere lucenti i capelli e proteggersi dal sole.

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Un salto nel passato

le Isole Marchesi oggi

Melville ha descritto tutto questo per primo nel libro “Taipi” e leggerlo mentre si è sull’isola provoca un disorientamento temporale: i marchesiani, alti, muscolosi e tatuati, si muovono oggi su imponenti fuoristrada, non seguono più la dieta degli antenati a base di frutta e verdura e spesso rischiano l’obesità. Ma quando si riappropriano del loro passato, dall’artigianato ai canti, alle danze, sembra di tornare indietro di secoli. La natura, gli alberi del pane e le spiagge ricoperte di cocchi sono quelle di allora. E fanno da sfondo a fantasmi più vivi che mai.

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Altra isola altro motivo

L’isola di Gauguin

La seconda isola da visitare è Hiva Oa, l’isola di Paul Gauguin. Di Gauguin si è detto, scritto e mostrato di tutto. Tanto affetto e reverenza di un mito, non finiscono mai alle Marchesi, come Europa. A trent’anni mollò tutto per cercare il primitivo e il selvaggio e non li trovò già allora. L’odiata civiltà occidentale era arrivata fino a Tahiti e lo costringeva a spingersi più lontano, a Hiva Oa appunto. E questo svantaggio è rimasto e di sicuro è un buon motivo per visitare le Isole Marchesi.

Vacanze senza sfruttamento

Le isole Marchesi rimangono come sono

Gli europei non possono comprare ma solo affittare la terra o le case. I marchesiani si tengono ben stretto un patrimonio di ricordi e di miti. Forse per sentirsi meno soli, perché su queste isole la lontananza, da tutto e da tutti, si avverte. Una volta arrivati qui, abbacinati dal sole e attratti dalle invitanti baie lungo la costa, viene naturale chiedersi: io potrei vivere qui, in estasi perenne davanti al sole che tramonta nella Baia delle Vergini a Fathu Hiva? E’ un richiamo potente per chi vuole lasciarsi tutto alle spalle ed essere cullato dall’onda lunga del Pacifico.

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5 commenti

  1. Looks like an amazing place to visit!

  2. Fantastico. Sono sempre stata affascinata dalle isole remote e chissà che un giorno riesca a visitarne almeno una!

    1. È un viaggio davvero lungo e costoso. Ma una volta nella vita….

  3. Bellissimo.anch’io sono stata in Polinesia Francese. Se ti va ecco la mia esperienza:

    https://viaggidiroby.wordpress.com/2016/09/23/polinesia-il-paradiso-esiste/

    ed alcune foto:

    https://viaggidiroby.wordpress.com/polinesiafoto/

    1. Viaggio indimenticabile!

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