I masi della Val Sarentino

Arrivarci è difficile, ma non impossibile

La porta per entrare nella Val Sarentino, è stretta ma vale la pena di forzarla. Val la pena di arrampicarsi lungo i bastioni di roccia che da sempre difendono lo spirito della Val Sarentino dalle incursioni del mondo e entrare nel maso chiuso. Spalancare le porte della tradizione, e infilarsi nel complesso di riti che custodisce gelosamente l’anima antica di questa valle.

Una lingua dura e antica

Un paesaggio da cartolina oltre al dedalo di tornanti dove secoli di isolamento hanno consentito alla natura di preservare tonalità diverse sconosciute altrove, e agli umani di distillare un dialetto aspro: nomi germanici, improbabili traduzioni italiane, miti e costumi cristiani dietro ai quali affiora il ricordo del culto del sole, della terra, e della volta celeste. Perché in realtà, salendo in quota siamo sprofondati nel tempo entrando nella Val Sarentino siamo usciti dal mondo.

Tradizione senza spettacolo

In Val Sarentino, il turismo incontra la tradizione, senza però che quest’ultima debba far nulla per farsi ben volere. Non c’è balletto o travestimento di sorta: c’è semplicemente un patrimonio di oggetti, ricordi, ricorrenze, usi e costumi, che plasmano la quotidianità dei valligiani e solleticano la curiosità dei forestieri. Un mondo a parte che ruota attorno allo spazio magico del maso (in tedesco hof). I giovani se ne vanno ma prima o poi però ritornano, senza troppa voglia di cambiare e comunque attenti a non spezzare una volta per tutte il cerchio che lega terra a fatica, fatica a orgoglio, orgoglio a identità, identità a tradizione.

Scaldiamoci nella Stube

Al centro del cerchio il maso, i suoi campi, i suoi animali. Al centro del maso la cosiddetta Stube, in passato l’unico ambiente riscaldato della casa, dove la famiglia si raccoglie quando il fieno è ormai al sicuro, le vacche se ne stanno quiete e la stufa manda un calore prezioso come un pietra rara. Inquietante e affascinante come tutti i luoghi sacri, la stube non ha quasi mai bisogno di essere ristrutturata per essere conservata, tanto che al turista può capitare di visitare un maso fondato nel ‘300, di entrare in una stube costruita nel ‘700 e assistere comunque al rito antico degli Strizei, durante il quale le donne di casa impastano sale e farina di segale e preparano le pagnotte cave che poi verranno fritte nell’olio e farcite di speck, patate o marmellata di ribes. Il turista può guardare, toccare e mangiare, ma fortunatamente, non riesce ad illudersi di essere il protagonista della scena. Tutto infatti si svolgerebbe allo stesso modo anche se lui non ci fosse. Anche per questo ci si può scordare di essere un turista, e cominciare a sentirsi, semplicemente, un ospite.

E’ magia? No è la normalità

La Val Sarentino conta quasi cinquecento masi. E’ un vero miracolo di integerrimo e superbo isolamento: Una delle poche valli rimaste meravigliosamente chiuse su se stesse e oggi appena sfiorate dai flussi vacanzieri, un diamante incastonato nell’arco alpino in attesa di brillare, di cui quasi dispiace far sapere l’esistenza per paura che la sua bellezza attiri troppi interessi. No, non è un museo a cielo aperto. E’ la semplice, esotica quotidianità della valle dei masi.

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