Due passi a Stone Town – old town di Zanzibar

Zanzibar nel cuore di tutti

nella storia di molti

Come Timbuctu o Samarcanda anche l’”isola delle spezie” è radicata nella geografia dell’immaginario comune. La immaginiamo senza esserci stati. Possiamo “vedere” Zanzibar prima di arrivarci, per ciò che abbiamo letto, per le carte geografiche o scrutando tra le pieghe della storia. Se Zanzibar, uno spicchio d’Africa con una costa che guarda alla Tanzania e l’altra all’Oceano Indiano, ha buoni motivi per essere immaginata, ha anche ottimi motivi per essere ricordata.

Stone Town città di pietra

dal cuore morbidissimo

Devi fare due passi a Stone Town, la città di pietra, il capoluogo protetto da fortezze costruite dai sultani omaniti nei loro 130 anni di dominio, popolato poi di case indiane dai balconi intarsiati e “alleggerito” infine da architetture saracene importate dagli inglesi che a fine 1800 fecero dell’isola un protettorato britannico. In centro i palazzi imponenti, che hanno procurato al capoluogo la protezione dell’Unesco, guardano dall’alto in basso il mercato del pesce. Da questo, un labirinto di bancarelle fitto di mosche, si alza un odore violento che sembra quasi di poter toccare.

Stone Town piena di vita

colori e profumi

E il mercato di Stone Town è in realtà solo l’epicentro di un sottobosco formicolante di gente, ininterrotto fino alle periferie, fra tavolini con frutta appena colta e mini-gazebo dove il succo di canna da zucchero si serve in bicchieri sciacquati molto spartanamente. E ancora, venditori di pentolame steso per terra, polli in gabbia e ovunque custodie per cellulari. Rumori e odori, storia e austerità

Due passi a Stone Town

uno nella storie e uno nell’attualità

Eppure proprio in quelle due facce della medaglia, nel contrasto tra antico splendore e attuale caos, lusso imperialista e africanità, sta tutto il fascino di Stone Town. Fatiscente, rumorosa, vitale. Da amare a prima vista o da odiare con tutte le forze. Ma senz’altro da ricordare.

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