HONDURAS: GUAJANA, IL TESORO DEI CARAIBI

In Guanaja non esistono mezze misure: o la ami o la odi. E’ un piccolopezzo di Honduras che ti rimane ne cuore e vale la pena di raccontare e di scoprire, perché dai tempi dei conquistadores, l’isola non ha cambiato granchè del suo volto e delle sue abitudini. E’ rimasta un paradiso, dimenticato e sconosciuto, a differenza della sua vicina Roatan.

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Guanaja ti aggredisce con il suo verde e il suo mare colorato e vivo: è infatti seduta sulla seconda barriera corallina più grande de mondo dopo quella australiana  e offre una vacanza di mare fuori dagli schemi. I suoi abitanti discendono in parte dai pirati che una volta scorrazzavano in questi luoghi. Le loro origini si leggono nei capelli rossi e negli occhi verdi di molti guanakegni che oggi convivono con una parte di popolazione di origine mesquita e india.

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Si raggiunge in aereo da La Ceiba, città continentale Honduregna. Da qui, in mezz’ora, sorvolando un mare color zaffiro, si arriva sull’arcipelago. Dall’aereo è uno spettacolo di atolli e lingue di sabbia bianca che sprofondano nel blu acceso dell’oceano e si arriva sopra a una micro-pista costeggiata da un canale circondato da mangrovie.

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La prima tappa del viaggio è Bonacca Key, un minuscolo atollo sul quale vivono seimila persone, circa l’80% degli abitanti di Guanaja: è un’esplosione di colori e odori, dove tutto è intenso, penetra nelle narici, e scorre sulla pelle. Il venerdì al grande molo attracca la barca che trasporta le provviste. Il piccolo mondo si anima all’improvviso: chi scarica la merce, chi trasporta (e perde) pezzi di verdura e frutta che rotola via disordinatamente, chi rompe un sacco di farina imprecando in creolo. Se ci si sposta verso l’interno, si può camminare per le stradine strette che si snodano tra le centinaia di piccole case di legno. Qui la gente lenta per la strada e sosta sulle ceste cariche di noci di cocco e banane; si addentra e scompare in piccoli scantinati dove si improvvisano mercatini della frutta e della verdura, dove si trattano i prezzi e si discute.

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L’odore del mare sale dai numerosi canali che attraversano il Caio. La foresta a volte impenetrabile, si estende fino alla parte più interna dell’isola, assolutamente disabitata dove solo i pappagalli attraversano il cielo: al tramonto le loro urla si sentono nitide, ma durante le ore più calde iguane e serpenti boa si muovono silenziosi, tra grappoli di orchidee e fiori del paradiso. La parte meridionale di Guanaja è invece costellata da microatolli circondati da acque cristalline che “affondano” nel blu profondo del mare aperto, creando lagune e anfratti dove nuotano miriadi di pesci colorati.

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Proseguendo in barca si arriva a Savannah Bight, piccolo centro abitato all’estremo sud dell’isola. Adagiato in un’insenatura, questo villaggio offre l’unico collegamento via terra con il lato più settentrionale di Gujana: un cammino sterrato, percorribile a piedi, conduce direttamente a Mangrowe Bight, villaggio cresciuto a ridosso di enormi faraglioni che lo proteggono da venti e dalle mareggiate. Non è facile arrivare fino a qui via mare poiché i fondali sono infidi e pericolosi.

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Sempre meglio, quindi, affidarsi a qualche guida locale che sappia riconoscere i punti in cui la barriera emerge. Gli abitanti di Mangrowe Bight sono i discendenti diretti dei pirati del tempo dei conquistadores. E, ancora oggi, raccontano di galeoni nascosti e di cannoni adagiati sui fondali che testimoniano il passato “burrascoso” di Guanaja. Gran parte di questa gente vive di pesca, un’attività che qui scandisce le stagioni: così, alla fine di luglio, centinaia di pescherecci, grandi e piccoli, escono in mare aperto con le reti, canaste, rifornimenti di cibo. Torneranno dopo circa 20 giorni carichi di pesce. E allora si che si farà davvero una grande festa, molto più movimentata di un carnevale.

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Navigando verso nordest, si incontra la splendida spiaggia di Est End. Il paesaggio è scandito da qualche rara casa che crea macchie di colore e si insinua tra la sabbia bianca e i chilometri di palme e alberi da frutta. Si arriva quindi a Michael Rock, uno degli ultimi paradisi, una striscia di sabbia che si allunga nel mare. Dal canale che attraversa l’isola ci si può spostare a West End. Qui gli appassionati del birdwatching incontrano specie rare di uccelli e in uno dei piccoli resort in legno, potrebbero trovare la base ideale per passare una giornata di birdwatching.

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A contatto con una natura straordinaria, con gente semplice e grande, con paesaggi cultura e storia che nutrono. E ridanno linfa vitale a chi decide di arrivare fino a Guanaja.

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2 Comments

Che bella! Mi piacerebbe andarc ma penso non a breve, sto impazzendo per trovare una meta comoda da raggiungere per le prossime vacanze e questa è abbastanza lontana.

Dipende quanto vicina la cerchi. Per andare in Honduras servono sempre quelle 9 10 ore di volo…

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