Tuffarsi nel mare e nella storia delle piccole Cicladi

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Nell’Egeo galleggiano sei minuscole isole, tra Naxos e Amorgos: sono le Piccole Cicladi, miniarcipelago trascurato dal turismo, fatto di villaggi di pescatori, dove i giorni scorrono pigri tra il rumore delle onde e l’aroma del timo.

Le Piccole Cicladi racchiudono uno scampolo d’Egeo da ritagliarsi su misura per una vacanza fatta di spiagge e ancoraggi tranquilli. Sono state scoperte dai patiti di vela negli anni ’80. Più tardi, il turismo ateniese e internazionale, amante delle spiagge fazzoletto e della cucina a base di pesce ha trovato ospitalità nelle vecchie case ristrutturate dei pescatori o negli studio in stile tradizionale.

Skinoussa e Koufonossi sono le più amate e frequentate, ma non sono mai affollate.  Nessuna invadente movida, ma solo tre miglia di campi di grano, alcuni alberi da frutta, olive e viti, 16 anse con relativa spiaggia e il minuscolo villaggio di Panagia.

A Skinoussa gli yacht e il traghetto ormeggiano nel porticciolo di Mersini. Il borgo si anima al mattino e verso sera: durante il giorno il traffico è formato da trattori, asini e processioni di pecore che confluiscono verso Messaria, un microvillaggio di 20 abitanti rivolto verso i campi e le spiagge.

Le coste di Skinoussa sono molto frastagliate e ricche di insenature che si raggiungono facilmente a piedi e con caicchi locali. Per bagni indimenticabili, si va all’isoletta di Ophidoussa o alla baia di Almiros, che è considerata la piscina naturale più trasparente dell’isola. Ano Koufonissi è la principale delle Piccole Cicladi. Il suo polo mondano si concentra tra le case di ex pescatori e contadini che si affacciano sulla rada meridionale.

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L’isola di Dounussa è invece la più appartata e solitaria del gruppo. Più a nord, ai confini dell’Egeo, l’isola con Capo Kalotarouse e l’isoletta di Skilonissi: in quest’ansa si scoprono le poche case abitate di Kalotaritissa, dove i pastori sono maestri nel cucinare il capretto allo spiedo e celebri per il formaggio filtrato che conserva intatto il sapore di un tempo.

Il mio viaggio termina a Iraklia, l’isola più meridional e impervia, che svela come attrattive circa quattro miglia di coste rocciose ideali per chi ama la pesca. L’unico porticciolo è Agios Gerogios nell’insenatura settentrionale, dove si trova un molo utilizzato dai caicchi e dal traghetto. Più defilato è il villaggio di Chora, che dista dal porticciolo mezz’ora di salita a piedi: conta un centinaio di abitanti che si occupano di pastorizia e della vita quotidiana negli appezzamenti di terra, e di qualche camera d’affittare ai turisti. La spiaggia top di Iraklia è la baia di Mourto, di fronte all’isolotto di Venetico.

Chi va alla ricerca delle prime civilizzazioni cicladiche può invece gettare l’ancora nelle insenature del versante meridionale di Keros. Deserta e montagnosa, l’isola cela nei suoi calanchi un gran numero di sentieri da percorrere a piedi, e poche spiagge, disposte lungo una costa rocciosa. I primi scavi dell’acropoli effettuati sull’isola nel 1884 portarono alla luce reperti di fama internazionale.

Il ricordo che ti rimane è un mare cristallino sul quale galleggiano le Piccole Cicladi, perdute nell’azzurro del tempo e della storia.

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