Rivedere Napoli: quanti cambiamenti!

Napoli, la più misteriosa città’ d’Europa, una Pompei che non è mai stata sepolta”. Così scriveva nel 1949 Curzio Malaparte nel romanzo La Pelle. Oggi è la stessa città, rimessa a nuovo senza aver perso il suo fascino. Ci sono stata prima del 1994, prima del G7 e prima che abbattessero il muraglione del porto, che impediva la vista del mare, della Stazione marittima e della chiesa settecentesca dell’Immacolata Vecchia. Sono state aperte diverse aree pedonali, come il primo tratto di via Toledo, principale arteria della città. Rivedere Napoli è stato bellissimo: come ritrovare una vecchia amica e festeggiare insieme i ricordi della nostra amicizia.

Una città, tante città

La remise en forme di Napoli ha delineato una spaccatura, sia dal punto di vista topografico che da quello umano. Adesso ci sono due città: il centro storico e il centro elegante di Chiaia. Il primo è delimitato da Piazza Bellini e dal quadrilatero formato dalla cosiddetta Spaccanapoli e da via dei Tribunali e il secondo, da piazza Trieste e Trento arriva a Piazza dei Martiri e alle stradine limitrofe per estendersi sul lungomare fino a Mergellina e Posillipo, la zona residenziale chic della città. In alto c’è il Vomero, quasi una terza città. Rivedere Napoli così preparata per i turisti mi ha fatto sorridere: una nuova Napoli con un’antica storia.

Napoli rinata

Piazza del Plebiscito è stata una sorpresa: l’ho rivista al tramonto, con giochi di luci e colori e poi di sera, finalmente illuminata a dovere, senza parlare poi della bonifica della Villa Comunale, la vasta aera verde sul mare lungo la riviera di Chiaia che mi ricordavo molto degradata. Sono migliorati anche i Quartieri Spagnoli, forse con meno panni stesi, anche se sono ancora in parte da risanare. Ma il lavoro fatto è grande, e grande è l’orgoglio dei suoi abitanti. Rivedere Napoli così in forma mi ha fatto bene a cuore.

Mi sono mancate…

Accanto a tante iniezioni di modernità, si sono un po’ perse le vecchie tradizioni popolari, come le acquaiole, donne veraci intente a mescolare acqua con agrumi e bicarbonato da vendere ai turisti, su banconi di marmo, sostituite chioschetti di limonate fatte con spremiagrumi automatici. Non ho più trovato le fontane di acqua sulfurea, come quella vicino a piazza del Municipio o i venditori ambulanti di ‘o pere o’musse ovvero trippa da consumare sul posto, cruda con una spruzzata di limone e sale, miscelati con uno show da filmare. Magari ci sono ancora, ma non ho avuto la fortuna di incontrarli.

Napoli non è cambiata dentro

Napoli è migliorata tantissimo in questi anni: le strade e i palazzi sembrano rinati. Ciò che non è cambiato è lo spirito della città, fatta di grandi passioni e magico fascino. La simpatica irriverenza dei napoletani, la genialità nel gestire le situazioni e aggirare regole e leggi fanno parte della sua anima. Napoli è arte, musica e poesia: in questa nuvola privilegiata non c’è spazio per pensare ad altro. L’ecletticità è completa: tutto cambia, tutto si adegua alle necessità. Ritornare a Napoli mi ha fatto capire che ciò che lo spirito napoletano viene conservato nel cuore dei suoi abitanti con orgoglio e candore.

L’Italia nel mondo è Napoli

Napoli nasconde un’energia tutta sua, con i suoi palazzi, le limonaie e i giardini segreti. Napoli richiama artisti internazionali è da sempre un polo di attrazione artistica come Wolfang Goethe o Andy Warhol, che all’ombra del Vesuvio crebbero artisticamente. Ha rinnovato solo il suo abito: una buona mossa, un tocco fashion per irretire i turisti che arrivano da tutto il mondo per trovare l’Italia. Perché in fondo è proprio così: tutto ciò che all’estero conoscono di noi italiani si trova o arriva da Napoli.

E torno di nuovo a casa…

Di Napoli ho portato a casa la serenità dei suoi cieli chiari, della sua musica e la gentilezza del suo animo sfacciato e orgoglioso. Porto a casa la sua arte dell’arrangiarsi e l’inquietudine dei suoi misteri. Napoli è la felicità di vivere, e soprattutto di farci ritorno. Anche dopo vent’anni.

 

 

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