BOTSWANA: ATTERRAGGI TRA ZEBRE E GIRAFFE

Tanto torno sempre qui, in Africa, in Botswana perchè è qui che ho lasciato il cuore e gli occhi. Non sto a descrivere l’emmozione e il contatto primordiale con la natura possente della savana durante i safari. Non mi ripeto dicendo che anche il rumore del vento diventa assordante nel silenzio giallo del tramonto africano. Non parlo neanche delle notti, con le stelle a portata di mano e una via lattea che sembra un’insegna al neon. Vi parlo delle giornate, passate a guardare e a riempire lo zaino di ricordi e immagini, e a godere degli infiniti spettacoli offerti dalla natura.

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Si viaggia in jeep, tra scossoni e polvere, fermandosi in religioso silenzio anche davanti ad una mantide. Oppure si vola, su aerei improbabili in scali incredibili. E fare un safari volando è pazzesco. Cambia la prospettiva, e il contatto non è più così forte, ma l’orizzonte ottico si triplica ed è talmente grande da togliere il fiato. Ma è “sano” volare in Africa? In Botswana ad esempio, a parte quello della capitale e qualche altro sparuto aeroporto, non esistono radar per il controllo aereo. Ogni pilota, quindi, è responsabile della propria posizione. I piloti degli aerei da turismo volano quasi esclusivamente facendo “chiamate dall’aria” per comunicare con gli altri colleghi e guardandosi intorno: volare in Africa, infatti, significa spesso navigare a vista.

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Si cercano le piste, si individuano spianate, prati, campi di volo improvvisati e si comunica via radio con i lodge (che spesso hanno piccoli aeroporti privati) o con le sedi dei parchi nazionali. Prima di atterrare bisogna poi sempre tenere gli occhi ben aperti per vedere si ci sono gazzelle, zebre, giraffe o altri animali che potrebbero improvvisamente attraversale la pista. Spesso è necessario fare un passaggio radente preliminare per “convincere” gli animali a spostarsi. Una volta a terra, se la pista è nel bush, bisogna ricordarsi di coprire le ruote dell’aereo con arbusti e rovi, per scoraggiare le iene che potrebbero tentare di masticare il caucciù degli pneumatici.

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I bush pilots sono piloti cresciuti nel cuore dell’Africa che hanno accumulato più atterraggi e decolli da piste non asfaltate in mezzo al nulla piuttosto che in aeroporti cittadini. Hanno una grande esperienza non solo del volo a vista ma anche dell’ambiente nel quale vivono, pronti ad affrontare e risolvere quei problemi logistici che si presentano una volta a terra lontani da hangar e torri di controllo. Si vola con i Cessna, aerei versatili per le condizioni di volo che si possono incontrare normalmente durante un safari aereo africano. E quando sei lassù ti rendi conto di essere nel luogo più vicino possibile al cielo, più vicino al paradiso.

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