HONDURAS: SCIVOLANDO SUL RIO PLATANO

Il Rio Platano si snoda tortuoso tra alberi che sembrano sculture immobili, mentre sulle sue sponde si muove la vita: i palanqueros spingono le canoe, aironi e iguane e decine di lavandaie che sbattono i loro panni sulle chiglie di canoe rovesciate. L’Honduras è pieno di rumori, leggeri, persistenti e ritmati. Dai panni sbattuti alle foglie degli alberi, dagli urli degli uccelli alle pagaiate nel fiume: è quasi musica, un concerto di sottofondo mentre scivoli nel Rio Platano.

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Qui piove spessissimo, come solo succede nei tropici centroamericani, quasi quattro metri di pioggia all’anno, esclusi gli uragani, e così non appena esce il sole tutti hanno molto da fare, da lavare e da asciugare al sole. Questo è il teatro di vita quotidiana lungo le sponde dei fiumi della Mosquitia, terra a cavallo tra Honduras e Nicaragua. Vai cercando pirati, discendenti di schiavi, cerchi foreste vergini e ti ritrovi a guardare le lavandaie. Ma basta alzare lo sguardo per vedere volare tucani e avvoltoi sulle cime degli altissimi ceiba, alberi giganti della foresta.

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Poi ti perdi nel groviglio della foresta primaria, fatta di liane, di rampicanti e piante parassite che abbracciano tronchi giganteschi e tanti fiori a mezz’aria tra i rami. Davvero strabiliante.

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E’ una regione di frontiera, abitata da uomini e case che sembrano far parte della natura. Ci sono gli Indios Pech, meno di 500, arrivati secoli fa dalle foreste colombiane, i Garifuna, oggi abitanti della costa atlantica tra Belize e Honduras, i veri eredi dell’Africa, discendenti di sopravvissuti di una nave negriera andata a picco davanti all’isola di Saint Vincent, i Ladinos, invadenti coloni di sangue ispanico e i Miskitos, incredibile miscuglio di razze.  Sono figli di avventurieri inglesi, di pirati che si mescolarono con il popolo amerindio per poi incrociarsi ancora con i neri delle navi schiaviste. E’ la nascita di una nuova razza, che parla una lingua mista tra inglese e spagnolo. Gli inglesi regalarono loro i moschetti per combattere gli spagnoli. Da qui il loro nome: Mosquetes e in seguito Miskitos. Questa terra divenne quindi la Mosquitia.

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Intricata la foresta e intricate le razze: lo stato di Honduras divenne indipendente nel 1823 ma decise di provare a controllare questa estrema frontiera solo nel 1957. I Miskitos si erano abituati a vivere soli e ancora oggi sono governati da assemblee di abitanti, come da tradizione, una democrazia da foresta.

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Il Rio Platano, riserva protetta dalle parole dell’Unesco, è fuori controllo, governato da nessuno. E’ un fiume -ghirigoro, un labirinto di tornanti d’acqua, superbo per potenza e bellezza. Si addentra per oltre 150 chilometri nel cuore della foresta vergine. Anche una potente barca a motore, a volte, arranca contro la sua corrente. Ma ci è chi sfida il rio Platano con i remi.  Il rio Platano è un viavai di canoe che allacciano villaggi, capanne, insediamenti, campi di banane, piccole coltivazioni di grano.

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Basta guardare il Rio Platano per credere che ogni visione, ogni sogno sia qui una realtà. E poi, poco più in là c’è il mare. Non lo vedi, senti il rumore delle onde dietro le palme, le dune e le mangrovie.

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