Lesbo, l’isola dei poeti e delle donne

A Lesbo per un mare di storia

Ci vai per il mare, per le spiagge, ma quando arrivi a Lesbo ti viene naturale cercare Saffo, capire chi era e dove viveva. Se la vuoi trovare devi arrivare a Ereso, dove ha vissuto, in questa terra benedetta dalla poesia e dai canti, declamati nelle cerimonie in cui radunava giovani pulzelle intorno a sé. Ed erano canti corali d’amore per celebrare l’eros.

Girare per Ereso

Ereso è un pugno di case di pietra grigia, con le porte colorate di rosso e ocra, e gli scalini sbrecciati dallo scalpiccio degli zoccoli dei muli. Nella piazza principale assolata svetta un grande platano e i rampicanti e i glicini ombreggiano i piccoli caffè dove gli uomini, solo gli uomini, se ne stanno seduti immobili a osservare come al cinema le scene di vita quotidiana. Invece lungo la strada che sale al paese dalla bellissima spiaggia di Skala Eressos, arrivano soprattutto le donne. Non sono poetesse, ma semplici turiste: alcune di loro camminano mano nella mano. Vengono su quest’isola silenziosa a rivivere estasi e passioni le stesse di 26 secoli fa. Amori che si mescolano alle grida dei venditori ambulanti e alle campane della chiesa della Panagia suonate da un pope barbuto con la veste nera.

La statua di Saffo

A Lesbo c’è una statua dedicata a Saffo. E’ un monumento in marmo sul molo di Mitilene, il capoluogo dell’isola: una verace città greca di 35mila abitanti. Per arrivarci si attraversa un panorama di spiagge, sole e mare, a metà tra il sacro e il ruspante, ma che tuttora è un sospeso scenario da Odissea. A Mitilene si leggono nelle architetture i travagli storici dell’isola, a iniziare dallo splendore classsico del VI secolo a.C., quando Lesbo era uno dei principali centri culturali dell’Egeo seguite da due guerre tra Atene e Sparta, e poi Macedoni, Romani, Bizantini e 450 anni di dominazione turca. Ma la classicità spunta ovunque a Mitilene: tronchi di colonne si vedono un po’ dappertutto, assediati dai camion carichi di pesce, formaggi o ortaggi, diretto verso l’ancor più caotico porto commerciale di Mitilene, popolato da navi, traghetti, gru e immancabili kafeneion, i piccoli tipici bar.

Un po’ Grecia e un po’ Turchia

Lungo il molo alzi gli occhi al di là degli eucalipti frondosi e avvisti le croci delle chiese bizantine, le cupole dorate a cui fa da paravento una sfilata di pirgos, le case signorili della fine del XIX secolo, costruite in stile neoclassico, simili a partenoni rivisitati con molta libertà, senza paura di far convivere insieme gli stili più disparati. L’atmosfera da Grecia classica, del resto, è sottolineata ovunque si può, forse per timore di quell’eterno nemico che si chiama Turchia e che s’intravvede, oltre un braccio di mare largo appena qualche decina di chilometri.  Dall’Isola i turchi sono stati cacciati nel 1912. Per i vinti fu una tragedia: le famiglie musulmane dell’isola lasciarono tutti i loro averi e raggiunsero il vicino continente. Oggi, di quella civiltà, si riconoscono tracce di moschee, bagni turchi e palazzi in rovina.

La strada dello shopping

Via Ermou è la vecchia strada del mercato di Mitilene. Una via Montenapoleone locale che, al posto delle vetrine di grandi marche, mette in fila negozi con ciabatte di plastica, borse di naylon, salvagenti e pinne. Tra i negozi e le bancarelle, si scoprono le tracce della convivenza greco-musulmana: sono i resti dell’antico quartiere turco di Epano Skalas, dove aveva sede l’emissario del sultano di Istanbul. A due passi dalla moschea si trova la Cattedrale di Agios Athanasios, piena di icone greco ortodosse, orgoglio di questa chiesa baluardo contro l’Islam.

In pellegrinaggio a Limonos

Dopo l’invasione turca del XV secolo, il cristianesimo si è tramandato grazie al Monastero di Limonos che sorge tra le montagne, nel cuore dell’Isola a mezz’ora di auto da Mitilene. E’ un enclave al fondo di una valle, un angolo di Svizzera cui fanno ombra i pini marittimi e una foresta di oleandri. Il luogo è ancora meta di pellegrinaggio. Qui i ceri sono sempre accesi in memoria del sacrificio per non rinnegare la fede, nel ricordo del sangue sparso dalle spade ottomane.

Arriviamo a Metimna

L’odiata Istanbul ricompare in pitture e affreschi nelle abitazioni patrizie di Metimna, sulla costa settentrionale dell’isola. Metimna è una cittadina che ai nostri occhi può apparire fin troppo leziosa e mi ricorda una piccola San Marino. Forse a causa della sua possente fortezza, per secoli genovese, che domina il borgo sottostante. Forse per le gallerie di glicini che ombreggiano le strette vie in salita con il turchese del mare a far da contorno.

Libera e meravigliosa Lesbo

Lesbo racchiude con un mare incredibilmente azzurro una parte di storia che appartiene a tutti. E proprio per quel mare che separa l’isola dal resto del mondo, tutta la poesia del mondo aleggia nell’aria. Qui i canti di Saffo risuonano tra le strade, tra le donne che si tengono per mano senza che nessuno le ostacoli o le guardi male. E’ strano che in un’isola così legata alla storia classica, quella fatta dagli uomini, le donne possano vivere liberamente e senza pregiudizi le parole dei canti di Saffo. E’ la storia che ci insegna la tolleranza a siamo intolleranti alla libertà altrui?

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2 pensieri riguardo “Lesbo, l’isola dei poeti e delle donne

  1. Ho passato una settimana sull’isola di Lesbo. Ci sono dei posti fantastici come la Foresta pietrificata. L’hai vista?

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