Perché andare a Saint Lucia non piace a tutti

Andiamo ai Caraibi?

Il Caribe è Caribe. Chi decide di andare in un’isola tropicale è alla ricerca di standard tipici, fatti di sabbia bianca e noci di cocco. Ai turisti non piace andare a Saint Lucia perché tutto è diverso e inverso. Personalmente la considero un’isola meravigliosa, ricca di vegetazione, storia e cultura, ma la maggior parte della gente la evita e la trascura. Forse è proprio per questo che si conserva così primitiva e profumata.

Foreste e silenzi

Andare a Saint Lucia significa incontrare una foresta pluviale impenetrabile e vergine, catene di vulcani che sembrano uscite dalla preistoria del mondo ma anche spiagge come approdi dorati sul più bel mare del caribe spesso isolate e poco animate. Saint Lucia è un’isola stile Cast Away,  un miraggio, dove francesi e inglesi hanno lasciato architetture multicolori. Ma è proprio qui che si respira il vero tropico. Nei resort silenzi e tranquillità mentre tutto intorno la natura urla e protegge il cuore dell’isola.

Portiamo un ombrello (o anche no)

Ogni giorno alle cinque del mattino, un violento acquazzone si abbatte sulla collina di Morne Fortune, un meraviglioso punto panoramico, e sulle stradine strette che da Castries, la capitale di Saint Lucia, si arrampicano tortuosamente fin sulla cima. E ogni giorno, passata la tempesta, il sole dei tropici ritorna a splendere sull’isola che separa l’oceano Atlantico dalle acque calde del Mare dei Caraibi. Per godersi al meglio questa spettacolare condizione della natura, questo alternarsi di due stagioni nel giro di pochi minuti, basta prendere alloggio in uno dei pochi resort nati nella parte centromeridionale di Saint Lucia, tra i confini della Edmond Forest Reserve e i coni vulcanici dei due Pitons e concedersi il gusto di una nottata trascorsa sotto le zanzariere che coprono i grandi letti a baldacchino sistemati sui terrazzi delle stanze, con la vista mare. Ma lo spettacolo dei golfi sul mare dei Caraibi viene disturbato dalle piogge improvvise: anche questo è un motivo per non andare a Saint Lucia.

Perchè piove?

Tutte le mattine infatti, puntualissime, le nubi gonfie di pioggia, formatesi durante la notte per effetto dei vapori della foresta pluviale, scaricheranno un tumulto d’acqua che sembrerà in grado di spazzare via tutto quanto c’è intorno, salvo lasciare il posto subito dopo alla luce e il calore implacabile dei tropici. In uno scenario da favola. Per far arrivare i turisti si organizzano tour tra le montagne e i bananeti, nascono resort esclusivi, ma la crescita turistica è lenta. E’ difficile convincere i vacanzieri ad andare a Saint Lucia, così poco mondana.  Ma questa è Saint Lucia, terra di straordinaria e ancora poco conosciuta bellezza che oggi si trova sospesa tra due estremi di turismo di massa ancora troppo ingessato per procurare danni veri e dura realtà sociale ed economica che sembra non attendere altro che l’arrivo di alberghi e lodge per disfarsi rapidamente di un modello di vita bucolico-caraibico.

Turismo o natura?

Nel mezzo tuttavia, a fare da cuscinetto, tra questi due estremi che si attirano inesorabilmente, c’è una natura selvaggia e incontenibile, irta, profonda e a volte anche ostile, a rallentare un processo di sviluppo che, avviato altrove, avrebbe ridotto da un pezzo anche questa minuscola perla dei Caraibi a un divertimentificio esotico come ce ne sono tanti. Ma è proprio questo che dovrebbe attirare i viaggiatori: un autentico paradiso tropicale intonso e puro. Andare a Saint Lucia significa esplorare e camminare. Tutto molto faticoso per chi parte con l’immagine di una vacanza tropicale al sole. Ma significa anche fare il bagno in rilassanti e benefiche solfatare.

Evitata anche in passato

A Saint Lucia le cose vanno diversamente. La gran parte dell’isola è montagnosa, solcata da gole profonde e da cime che sfiorano i 1000 metri, coperta da più di 70 chilometri quadrati di foresta pluviale che hanno ormai pochi eguali in questa parte delle Antille. Qui le piantagioni tipiche caraibiche, banane (oggi rappresentano il maggior introito dell’isola), canne da zucchero non hanno arricchito nessuno, considerando gli spazi coltivabili limitati, neppure quando ad accudirle c’erano migliaia di schiavi africani. Non è mai stato facile per nessuno addentrarsi nell’entroterra per tagliare il legname pregiato e imbarcarlo per il Vecchio Continente, come è accaduto per le altre colonie. Ne è la prova il fatto che a Saint Lucia, allo stesso modo che in altre colonie di ben più ampie dimensioni, nella seconda metà del settecento, si sviluppò il fenomeno dei maroons, ovvero della nascita di piccole comunità indipendenti di schiavi sfuggiti ai padroni e rifugiatisi nelle parti più inaccessibili della foresta.

Andiamoci in pochi

Andare a Saint Lucia rimane un privilegio per pochi, per chi cerca il volto spontaneo e vero della natura e del territorio. Saint Lucia è così da sempre e da sempre ogni giorno piove per causa e beneficio di tutta la natura che la compone e caratterizza. Ma le vacanze sono una cosa seria: il sole, il mare e la spiaggia paradisiaca superano in benefici intricate foreste, canneti e vulcani. Forse è meglio così, che andare a Saint Lucia rimanga un privilegio per pochi.

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