MALESIA: SIBU, IN PARADISO CON PINNE E OCCHIALI

Siamo nel mare dei pirati di Salgari, quello che bagna la Malesia, lo stesso che emoziona da sempre migliaia di ragazzini per le gesta di bucanieri e corsari e il fascino di signorine inglesi con soprannomi esotici come la Perla di Labuan.

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Siamo nell’area protetta dell’arcipelago di Sibu, nella Malesia meridionale, che comprende le isole di Sibu, Tengah, Mentiggi, Tinggi, Besar, Hujung e Rawa. Poco più lontano si trovano anche Tioman, Permanggil e Aur.

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Arrivarci è molto semplice: meno di mezz’ora di barca da Tanjung Leman, a circa 4 ore di automobile da Kuala Lumpur e a tre da Singapore. La cosa difficile è andarsene, stregati e prostrati da tanta bellezza.

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Le isole sono meravigliose: rigogliose di verde, suoni e profumi. La spiaggia è un’invitante nastro di seta bianca che stringe un mare cristallino dove persino i cervi,  numerosissimi, amano rinfrescarsi.

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Sibu fa parte di una serie di riserve naturali marine istituite dal governo malese nel 1985, preposte alla conservazione di vaste aree oceaniche. Secondo la normativa, ecosistemi corallini, isole, tratti di mare, spiagge e canali sono teoricamente zone off limits per la pesca, l’ancoraggio, la raccolta del corallo, le attività sportive a motore e comportamenti dannosi all’ambiente. In pratica però molte di queste attività sono tollerate (specialmente la pesca e gli sbarchi di turisti) e la guardia costiera non ha mezzi sufficienti per controllare tutte le aree protette.

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Tutto è affidato alla consapevolezza e alla correttezza dei turisti, nella speranza che questo angolo di paradiso rimanga integro e immutato. I resort aumentano e con loro il numero di turisti più o meno educati.

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Tuttavia tra i fondali di Sibu e dintorni si trovano ancora moltissimi siti per immersioni e snorkeling che offrono giardini di gorgonie, pareti di corallo e nutrite colonie di pesci di passo e stanziali. Tartarughe di mare, squali pinna bianca e nutrice (del tutto inoffensivi), mante, barracuda, murene e tutte le coloratissime specie di barriera sono avvistabili in pochi metri d’acqua.

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Per chi ama l’archeologia subacquea, vi sono anche alcuni relitti sommersi da esplorare, dove i pescatori vi possono accompagnare. Ma nuotare tra i pesci farfalla, angelo ago e trombetta che giocano tra la barriera e le onde è il vero piacere, davvero alla portata di tutti.

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Questo angolo di paradiso va protetto e mantenuto integro come un’opera d’arte, in modo che possa essere ammirato e vissuto da tutti, generoso e ricco regalo della natura.

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