La Corsa Camarghese: la rivincita dei tori

Un antico duello 

ma non sanguinario

Chi conosce il Camargue sa di cosa parlo. La Corsa Camarghese è una vera e propria rivincita per i nostri amici tori: molta arena, ma niente sangue. E questa corrida, nonostante siano utilizzati animali per dare spettacolo e io ne sono sempre e fermamente contraria, è un modo meno sanguinario e cruento per mantenere viva l’antica tradizione della tauromachia. Fa parte delle usanze camarghesi e apparentemente al toro non viene fatto alcun male, anzi, ha la possibilità di vendicare i suoi parenti spagnoli.  

Origini della tauromachia

lotta tra il bene e il male

Tutto ha avuto inizio nell’antica Grecia, quando gli spettacoli con i tori erano combattimenti tra gli animali, senza l’intervento degli uomini. Per arrivare agli spettacoli cruenti che conosciamo ci sono secoli di perfezionamento ed evoluzione: da toro contro toro si passa a interventi sporadici di ginnasti e giocolieri pronti a cavalcare le povere bestie per poi sacrificarle a qualche dio, fino a torture e uccisioni iniziate nel 1200 in Spagna.  Ancora oggi, per alcuni, la corrida è simbolo di una facoltà divina: quella di dispensare la morte. Per altri, convinti che le cose del mondo non abbiano una divisione così netta tra bene e male, è un orrore che i toreri trasformano in spettacolo. Per chi rifiuta lo spargimento di sangue, infine, una situazione off limits la trova nella Corsa Camarghese

Come funziona la Corsa Camarghese

lotta ad armi pari

Lo scopo della Corsa Camarghese è  riuscire a “rubare” al toro dei piccoli fiocchetti o coccarde appuntati sulla testa, proprio tra le corna. Il furto non viene fatto a mani nude, ma con un attrezzo chiamato “crochet“. I toreri della Camargue vengono chiamati raseteurs e si avvalgono solo della propria velocità e destrezza per evitare le cornate dell’animale importunato. Indossano sempre completi bianchi cos’ come gli aiutanti, i tourneurs, che provano a distrarre il toro per rendere più agevole il furto del fiocchetto o agevolare la fuga del raseteurs di turno. 

Tutti alla Cocarde d’Or 

ma a vedere i tori! 

L’apice della Corsa Camarghese si tocca con La Cocarde d’Or, una competizione che dal lontano 1928 si celebra il primo lunedì di luglio ad Arles. Durante la gara, c’è chi parteggia per il raseteurs e chi per il toro e sono entrambi i protagonisti a pari livello. Durante la corsa, i tori non sono condannati a morire nelle arene e i loro nomi sono più famosi di quelli dei raseteurs. Tanto che le foto di Gandar, Cosaque, Rousset, Pascalet ornano i banconi dei caffè e in alcune piazze ci sono statue degli esemplari più forti.

Tauromachia a lieto fine quindi! Che dire?! Ole!

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