SARAWAK: DALLE GROTTE AI GRATTACIELI

Kuching significa gatto in malese e il gatto è il simbolo di Kuching, la città principale dello stato del Sarawak, la più grande dell’intera federazione malese. Tra moderni edifici in vetro e metallo e le vasse casette cinesi, Kuching è lo specchio della Malesia che cresce.

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Una cittadina pulita e ordinata dove tra bazar e modernissimi shopping center convivono differenti etnie e religioni. Oltre ai malesi, infatti, qui si trovano rilevanti comunità di cinesi e indiani. Costruita in buona parte sulla riva meridionale del fiume Sarawak, si estende tra parchi e giardini edifici storici, templi cinesi, chiese cristiane e una stupenda moschea.

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Da non perdere assolutamente il Museo del Sarawak, uno dei più interessanti di tutta l’Asia. Ospita un’incredibile collezione di manufatti indigeni e di animali imbalsamati provenienti dalle giungle del Borneo.
Vi sono anche la ricostruzione di una “longhouse” e testimonianze fotografiche d’epoca sulle selvagge tribù dei tagliatori di teste.

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Merita una visita anche il Fort Margherita, fatto costruire da Charles Brooke alla metà del XIX secolo e intitolato alla moglie. Originariamente doveva proteggere l’ingresso della città dai pirati, oggi ospita un museo.

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E’ da Kuching che si parte alla volta dei territori abitati dagli Iban. Una strada tanto bella e interessante che da sola varrebbe il viaggio. Si attraversano piantagioni di pepe, tratti di foresta e villaggi isolati.

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Esattamente al capo opposto del Sarawak si trova Miri, città di confini vicinissima al sultanato del Brunei. Qui arrivano turisti per le immersioni subacquee o per le escursioni alle famose Grotte di Niah, all’interno dell’omonimo parco nazionale.

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Di fronte alle coste di Miri, come davanti a quelle del Brunei, si trovano importantissimi giacimenti petroliferi. Eppure Miri conserva l’aspetto semplice di una città portuale.
Le sue strade sono un bazar a cielo aperto: ovunque negozi colmi di merci, affacciati sulle strade affollate. Il suo legame alle tradizioni del mare e della pesca, invece, si tocca con mano: al porto, di mattina presto, quando arrivano le barche e iniziano le contrattazioni per la vendita del pesce proprio al mercato che si trova nelle vicinanze.

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O ancora nel vicino tempio buddhista, dove i marinai vanno a pregare perchè a prossima battuta di pesca si abbondante, perchè le divinità delle acque continuino ad essere benigne.

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